— Leo Buscaglia
Avevo voglia di uscire a passeggio verso il parco nel crepuscolo tenero, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città, la fila delle nostre finestre gialle deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dalla inesauribile varietà della vita.
Mangiare fragole e panna fino a scoppiare, uscire di casa e trovare qualcosa che assomigli a un sole, potersi cominciare a mettere i vestitini senza calze, passare miracolosamente l’esame di Venerdì prossimo, riuscire ad andare da qualche parte quest’estate, qualcuno (nonunoacaso) che mi abbracci forteforte, avere un bel letto disfatto dove coccolarsi, avere la voglia/forza di alzare il culo ed andare in palestra anche con questo tempo di merda, sperare che stasera Il Grande Gatsby non faccia proprio schifoschifo, avere una montagna di grana da spendere su Topshop, avere altrattanta grana per comprarmi un telefono decente, e infine avere ancora più grana per comprare due biglietti aerei e sparire chissà dove per un po’.
E queste sono solo alcune delle cose che vorrei adesso.
“C’innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere.”
- Diego De Silva, Mancarsi.
Vi salutano la mia nuova maglietta, il mio letto perennemente disfatto, le mie occhiaie e la solita voglia di non fare una cippa.